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Noi, i profughi e gli emigranti: Mare Nostrum oltre la vergogna

Lettera aperta del Cir alle ragazze e ai ragazzi che vivono nel nostro Paese

Care ragazze e cari ragazzi, ci rivolgiamo a voi, dopo le tragedie che si stanno susseguendo nel Mediterraneo in questi giorni, nelle quali hanno perso la vita centinaia di persone dopo aver inutilmente lanciato segnali di soccorso, cercando in tutti i modi di essere salvati senza ottenere altra risposta, se non l’indifferenza. Ci rivolgiamo a voi perché crediamo che solo da voi si possa ripartire per costruire un Paese migliore, fondato sui valori fondamentali di solidarietà e di accoglienza e non chiuso in un’autarchica autosufficienza che il preoccupante calo delle nascite condanna, tra l’altro, irrimediabilmente al declino.

Vogliamo partire dalle parole di papa Francesco, pronunciate il 25 aprile all’indomani di uno dei più gravi naufragi: «È il momento della vergogna. Preghiamo per questi fratelli e sorelle e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte».

Quello che sta succedendo nel Mediterraneo, con il mare che continua a inghiottire vite nel disinteresse più totale, non è inevitabile. Ma è il frutto di precise scelte politiche. Crediamo sia arrivato ora il momento di ricominciare a interrogarsi su cosa sia giusto fare e non fare. L’alternativa è essere complici silenti di un crimine ignobile.

Prima di tutto è giusto rimettere in piedi quel progetto di civiltà che va sotto il nome di “Mare Nostrum” e che proprio il nostro Paese aveva lanciato – un modello per tutta l’Europa, che ha consentito di salvare migliaia e migliaia di persone. È stata una missione il cui primo fine era salvare vite con adeguati mezzi e uomini a disposizione. Si dirà che costava troppo. Ma siamo sicuri che una infinitesima parte di quei soldi che arriveranno dal Next Generation Eu, il cosiddetto Recovery Plan, non possano essere destinati a salvare vite e a creare un futuro migliore a una piccola parte dei diseredati della Terra? Non può essere taciuto inoltre il piano normativo: gli obblighi relativi al soccorso e salvataggio in mare, nonché alla protezione dei rifugiati, sono strettamente vincolanti per l’Italia e per gli altri Stati europei. Queste norme prescrivono non solo una serie di comportamenti positivi, quelli che obbligano a fare, ma sanzionano anche i comportamenti negativi, ovvero le omissioni di atti (mancato soccorso) che se non realizzati mettono in grave pericolo la sicurezza e la vita degli altri. Non possiamo continuare a far finta che la Guardia Costiera Libica, di cui in questi giorni sono circolate immagini che ne denunciano la violenza, sia un’autorità in grado di realizzare operazioni di soccorso e salvataggio in mare. Non è possibile in alcun modo considerare i porti della Libia porti sicuri, come è stato ribadito da Unhcr e Oim in moltissime occasioni. Così come non possiamo far finta che una volta riportati in Libia questi uomini, donne e bambini abbiano accesso alla protezione a cui hanno diritto. Sappiamo che molti finiranno in quei lager che sono i centri di detenzione libici, costretti a subire violenze indicibili. Detenzione arbitraria, stupri e torture sono regolarmente perpetrati in tutti i luoghi di detenzione, ufficiali e non ufficiali. Questi sono atti che devono essere qualificati per quello che realmente sono: crimini contro l’umanità, giudicabili anche dalla Corte penale internazionale.

Dobbiamo ridare a quegli uomini, a quelle donne e a quei bambini che muoiono in mare la dignità di ciò che sono: esseri umani che meritano il rispetto delle loro vite. La politica deve assumere la prospettiva che guarda ai diritti delle persone, ai cittadini, ma anche ai migranti. Le parole non bastano più. È tempo di realizzare quei diritti che non sono altro se non la possibilità stessa della vita. La storia ci giudicherà molto severamente per quanto scegliamo di fare e di non fare. Perché esiste un bene e un male.

Roberto Zaccaria Livia Turco Barbara Domeneghetti Carla Di Nardo Chiara Miraglia Claudia Sforza Domenico Repetto Donatella Di Cesare Eugenia Barone Adesi Giorgio Balzoni Kurosh Danesh Lino Duilio Lucia Tria Marco Zuppi Martina Socci Silvia Costa Paola Scevi Paolo Benvenuti Roberto Di Russo Sergio Marchisio Valeria Carlini

Consiglio italiano per i Rifugiati

Pubblico molto volentieri e con gratitudine la Lettera Aperta che gli amici e le amiche del Consiglio italiano per i Rifugiati (Cir) indirizzano alle ragazze e ai ragazzi del nostro Paese, una generazione che condivide una stessa cultura – quella che fa l’Italia – e ha già in sé una quota preziosa di “nuovi italiani”, figli di stranieri venuti a vivere e a lavorare assieme a noi. Una lettera bella e coinvolgente non solo perché è rivolta a coloro che sono chiamati a essere i costruttori di un futuro più giusto e accogliente per ogni persona, ma perché parla a tutti, proprio a tutti. E chiede scelte incisive che rendano davvero umano già il nostro presente, come papa Francesco continua a chiedere a credenti e non credenti.

Aggiungo idealmente a questa “Lettera” tutti gli articoli che in questi anni abbiamo dedicato al tema delle migrazioni umane e delle piccole e grandi tragedie che ancora vergognosamente le accompagnano: cronache quotidiane, reportage, inchieste approfondimenti, interviste, opinioni, prese di posizione contro la retorica dei “muri” e della “guerra dei mondi”... È vero. L’operazione Mare Nostrum e i corridoi umanitari sono le buone scelte che l’Italia ha saputo fare per rimediare al mortale “disordine delle cose”. Scelte e promesse che, mentre si alternavano governi di diversi colori, purtroppo il nostro Paese non ha saputo mantenere, che ha dimenticato o che ha reso troppo intermittenti. Eppure esse – insieme a un sereno e lungimirante riavvio di flussi migratori regolari e regolati verso il nostro Paese e verso l’Europa – rappresentano la strada maestra per uscire dall’incubo atroce in cui uomini, donne e bambini annegano nel Mediterraneo o nel mare tra Africa e isole Canarie o si perdono sulle rotte di terra balcaniche. Nonostante la minaccia ancora rappresentata dalla pandemia di Covid (e questo dovrebbe far riflettere sulla gravità dei motivi che forzano a partire), è purtroppo facile prevedere che la bella stagione spingerà di nuovo tanti esseri umani a tentare precariamente la fuga dalle sponde nordafricane o da quelle del Vicino Oriente. Ed è altrettanto facile prevedere che riprenderà forza anche la mai dismessa retorica dell’«invasione » e del rifiuto, una propaganda tanto infondata quanto velenosa. Infondata, velenosa e letale. Letale, per ogni disumana omissione di soccorso a cui induce con le più diverse e vuote scuse. Letale, in ogni violenza e persecuzione che si fa di tutto per non “vedere” per evitare di intervenire secondo giustizia e princìpi della legalità internazionale.

Ecco perché all’Italia serve la forte e solidale spinta delle sue ragazze e dei suoi ragazzi: per andare oltre la vergogna che troppi potenti faticano a sentire e riconoscere, ma che non possiamo più sopportare. (mt)

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