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Verso una vera fratellanza all’insegna del dialogo

Non poteva che essere il modello del 'poliedro' di Jorge Mario Bergoglio, enunciato nella Evangelii Gaudium, a suggerire il metodo di lavoro di questo “Dialogo su Fratelli tutti tra un cattolico e un agnostico”: uno scambio di email, nel tempo della pandemia, tra un filosofo cattolico, Rocco D’Ambrosio (docente di filosofia politica all’Università Gregoriana) e Riccardo Cristiano (vaticanista laico e agnostico) che sotto il tetto del vescovo di Roma afferma di aver «trovato casa».

Siamo tutti della stessa carne (Castelvecchi, pp 96, 12,50 euro) è infatti una lettura incrociata dell’ultima enciclica di papa Francesco, per indagare le ragioni di una fraternità universale che, per sua definizione, non può che andare oltre recinti ecclesiali, religiosi, culturali o geopolitici. L’originalità dell’interlocuzione via mail, toglie ogni tono celebrativo accademico, a favore di una simpatica attualizzazione del documento.

Si tratta piuttosto di un agile epistolario di due “ragazzi” degli anni del Concilio o dell’immediato post Concilio, cresciuti evidentemente in due milieu diversi, per non dire opposti, ma ora accomunati dal voler indagare, sia pure con lenti diverse, l’anelito alla fratellanza del mondo di oggi. «Siamo tutti della stessa carne” è la frase dell’enciclica trascelta come titolo. «È come se Francesco avesse definito un registro per dirmi, parlo anche con te», dice in premessa il giornalista agnostico al sacerdote cattolico.

Così, attorno al tavolo della Fratelli tutti, c’è piena cittadinanza anche per non cristiani, credenti e non. E questo è già di per sé un romper gli schemi, tanto che un erede della tradizione dell’illuminismo riconosce veritiera, rispetto al secolo breve, la critica di Ernst Nolte all’«eterna sinistra», ma non per questo si rassegna all’homo homini lupus.

Mentre il cattolico riconosce, pensando alla compagine ecclesiale, una «sostanziale perdita di fiducia nella forza profetica del Vaticano II». Ma ora il «nuovo inizio» che Karl Rahner indicava più di mezzo secolo fa nel Concilio, con il documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza umana – firmato da papa Francesco e dall’imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb – chiede una sorta di “ritorno conciliare” rivolto ben più in là dell’appartenenza ecclesiale, interpellando il dialogo islamo-cristiano, i monoteismi abramitici e le religioni tutte come strumento di fratellanza. Un’apertura al mondo in chiave schiettamente conciliare – sine glossaverrebbe da dire nella prassi di papa Francesco –, uno schiaffo ad ogni tentazione di identitarismo religioso come di mondanità nella religione. L’analisi storica della Fratelli tutti, la critica all’individualismo male del secolo richiede una fraternità da costruire non solo con “rapporti digitali” ma soprattutto attraverso sguardi, sorrisi e silenzi: un essere della stessa carne che trova nella parabola del buon samaritano un paradigma per la cultura della cura e dell’incontro. Un “essere in uscita” che porta necessariamente fuori da comodi recinti nelle relazioni personali come in quelle tra nazioni e richiede una nuova geopolitica per costruire architetture di pace, ma abitate da artigiani di pace capaci di denunciare lo scandalo di una guerra mondiale a pezzi e del commercio delle armi in continua crescita.

In tutto questo le religioni devono diventare un anelito di pace. La tentazione dello gnosticismo, osserva Rocco D’Ambrosio, è però come un tarlo capace di paralizzare le coscienze e rendere velleitarie nuove ricerche. «Come credenti nelle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società», afferma la Fratelli tutti. «Cercare Dio con cuore sincero, purché non lo offuschiamo con i nostri interessi ideologici o strumentali, ci aiuta a riconoscerci compagni di strada veramente fratelli». Un primo passo di una strada che, considerano Riccardo Cristiano e Rocco D’Ambrosio, sarà ancora molto lunga.

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Ispirato dalla “Fratelli tutti” di papa Francesco, lo scambio epistolare via mail tra Rocco D’Ambrosio e Riccardo Cristiano diventa ora un libro: “Siamo tutti della stessa carne”

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